Niko Citriniti 

 

Muoversi tra le opere di Niko Citriniti è un po’ percorrere una sorta di diario di viaggio di questo giovane artista, il cui istinto ribelle è mitigato da una paziente e lunga ricerca di scelte e oggetti che parte sin dalle sue primissime esperienze. Lo scenario che ci si svela agli occhi è variegato, un turbinio di forme e colori che si muovono liberi e disordinati, nulla è costretto in un ambito, tutto si muove lungo direttrici improbabili generando  forme interrotte da macchie, suoni interrotti da colori, video invisibili e storie narrate in silenzio. Ci si stupisce per l'associazione di forme e colori insolite, ci si meraviglia riconoscendo i singoli oggetti, ci si perde nel ricordo riconducendo i singoli elementi di un opera nel loro precedente uso e ci si ritrova ad apprezzare una genialità infondo semplice. Il suo lavoro non è da intendersi come mera denuncia sociale, è qualcosa di più,è un rapporto viscerale tra l’artista e tutto ciò che è rifiuto, non necessariamente oggetti raccattati qui e là, anche rifiuto sociale, mentale, psicologico. Per lui in tutto ciò che qualcuno scarta può celarsi un tesoro, che bisogna solo esser bravi a tirare fuori. Il suo intervento si colloca in quella corrente tanto attuale quanto discussa che è l’arte del riuso, in cui molti giovani artisti contemporanei, come in un valzer, fanno danzare gli oggetti più svariati sul palcoscenico dell’arte e compiendo, sotto gli occhi stupiti dello spettatore, il magico rituale della metamorfosi che vede quegli oggetti trasformarsi in qualcosa di magico e inaspettato.
Un lavoro di ricerca che non si ferma alla produzione, alacre e costante di ogni giorno, ma che si sofferma anche sulle reazioni che le sue opere hanno sull’osservatore, per questo motivo lo si incontra spesso per le vie del centro della sua città a passeggio con i suoi manichini. Li lascia al bordo delle strade a guardare le vetrine dei negozi, ad aspettare l’autobus o in prossimità delle strisce pedonali in attesa di attraversare e, nascosto poco distante, armato della sua macchina fotografica, ferma le reazioni dei passanti curiosi e attoniti, ferma momenti in cui il paradosso dato dalla frenesia in contrasto con l’immobilità diventa opera nell’opera, in questo ciclo di ricerca che lui stesso ha battezzato outsideArt.

Follow me! 

Contact me!

Nota: I campi con l'asterisco sono richiesti

Share our site!

Show it to your friends!

Scrivi commento

Commenti: 0